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IN MESSICO UNO SPETTACOLO UNICO AL MONDO



- MILIONI DI FARFALLE ORNANO GLI ABETI, COME ALBERI DI NATALE –

di Enrico Stella

Se durante l’inverno vi trovate a visitare Città del Messico, non trascurate di dirigervi ad ovest, per un centinaio di chilometri, raggiungendo i confini del vicino stato del Michoacan. Dalla cittadina di Angangueo, nota anche per la sua miniera di argento, potrete accedere a due tra i più frequentati Santuari della Farfalla Monarca: El Rosario e Sierra Chincua. Vi attende uno spettacolo, davvero unico al mondo: gli abeti della foresta montana appaiono come giganteschi alberi di natale, ricoperti di farfalle dormienti, riunite a formare grappoli colorati di arancione. Straordinaria è la storia di questo insetto e delle sue imponenti migrazioni. La monarca, il cui nome scientifico è Danaus plexippus, non è originaria di questi luoghi; gli esemplari che nei mesi freddi ornano, in fitte colonie, gli abeti della catena montuosa neovulcanica del Messico centrale arrivano da molto lontano: sono nati nel Nord America, ad est delle Montagne Rocciose (Canada). Qui, nella stagione calda, le farfalle si riproducono più volte e i loro bruchi si nutrono di asclepiadacee, piante velenose per l’uomo e per gli altri animali; l’insetto accumula nel proprio corpo le sostanze tossiche (cardenolidi) e ne fa tesoro per tenere lontani i predatori, soprattutto uccelli. Le tre o quattro generazioni di monarca che si avvicendano durante la bella stagione hanno un ciclo rapido, ma le farfalle nate alla fine dell’ estate non possono riprodursi subito perché la loro prole soccomberebbe a causa del freddo e della mancanza di foglie nutrici. Le temperature basse del Canada, con frequenti gelate, ucciderebbero anche le monarca adulte che sono costrette all’esodo per dirigersi verso le aree messicane di svernamento. Il viaggio è lungo, anche un paio di mesi: si tratta di percorrere in linea d’aria più di quattromila chilometri, ma gli insetti sostano spesso nei campi coperti di fiori autunnali per riposare e fare il pieno di nettare, il loro carburante. In volo risparmiano energie quando possono sfruttare le correnti calde ascensionali che le trasportano per tratti più o meno lunghi. Se un vento impetuoso le manda fuori rotta, atterrano e aspettano il momento buono per ripartire. Il loro arrivo in Messico è un evento spettacolare, molto atteso da residenti e turisti, mentre le antiche popolazioni indigene Mazahua e Otomi vedono in questo fenomeno il ritorno periodico delle anime dei defunti, tramutati in creature alate.

I complessi spostamenti delle monarca sono stati studiati per la prima volta da Frederik Urquhart (università di Toronto) e dalla moglie Norah, che hanno marcato le ali delle farfalle con leggere etichette autoadesive. Lincoln Brower, entomologo della Florida, ha osservato a lungo gli sciami di Danaus emigrati nelle abetaie messicane e si è chiesto come mai le farfalle scelgano le foreste d’alta quota (3.000 metri) per trascorrervi l’inverno. Ha accertato così che in quei siti il clima risponde generalmente alle esigenze stagionali dell’insetto: è freddo quanto basta per ridurne l’attività, arrestandone la riproduzione nel periodo in cui i bruchi non potrebbero nutrirsi. Il folto manto boschivo impedisce che la temperatura scenda sotto i livelli di guardia, mentre gli stessi alberi mantengono un’umidità sufficiente a scongiurare ogni rischio di disidratazione e a ridurre la perdita notturna di calore. Il delicato equilibrio climatico, se non si verificano condizioni estreme, letali, garantisce la sopravvivenza dei lepidotteri che invece nelle regioni di provenienza finirebbero congelati.

La vicinanza di piccoli corsi d’acqua e di prati umidi permetterà alle farfalle, al momento del risveglio primaverile, di bere e assumere sali minerali dal terreno. Il bisogno di trasferirsi nei luoghi più adatti è impresso nei geni delle monarca nord americane che migrando si orientano probabilmente grazie a recettori di campi magnetici presenti nelle antenne: una bussola naturale che sembra attivata dalle radiazioni ultraviolette del sole.
Anche se il numero varia, si calcola che in Messico possano arrivare, ogni anno, mezzo miliardo di individui, distribuiti in una trentina di siti. Nel 2010 la sola abetaia di El Rosario ne avrebbe accolto 50 - 60 milioni!



In marzo, quando la temperatura diurna supera i 15°C, le farfalle, che hanno quasi esaurito le riserve di grasso, si spostano sui prati fioriti, dispensatori di nettare. Le ripetute cariche energetiche favoriscono gli accoppiamenti e danno il via al controesodo: un altro spettacolo affascinante, molto apprezzato dai turisti che assistono stupiti al volteggiare sincrono di tante ali colorate. Le deposizioni di uova vengono scaglionate durante il viaggio di ritorno: infatti nelle distese verdi sorvolate dagli sciami vegetano anche le asclepiadacee; le foglie ricresciute offrono ai bruchi la possibilità di svilupparsi. Presto miriadi di nuove farfalle si leveranno in volo da quei campi per dirigersi verso il Nord America dove continueranno a riprodursi per tutta l’estate, mentre la vecchia generazione, che ha assicurato il perpetuarsi della specie, sarà già scomparsa.
Danaus plexippus,“insetto nazionale” degli Stati Uniti, risulta diffuso in tutto il continente americano, in Indonesia, Nuova Guinea, Australia, Nuova Zelanda e in varie altre regioni.



Ora, finalmente, è uscito il primo libro italiano dedicato a questa meravigliosa specie: In volo con la Farfalla Monarca; autore del volume, con una completa documentazione fotografica, è l’entomologo Enzo Moretto, fondatore della Butterfly Arc, la Casa delle Farfalle di Montegrotto Terme, e direttore di Esapolis, il Grande Museo Vivente degli Insetti della Provincia di Padova, il cui progetto è stato da lui stesso coordinato.
Fino a quando voleranno le monarca? E’ l’interrogativo drammatico posto da Moretto, il quale ci informa che in tempi recenti, nei soli Stati Uniti, i modi di fare agricoltura e la suburbanizzazione hanno causato la perdita di quasi 900.000 ettari all’anno di aree in cui crescevano piante nutrici e produttrici di nettare, necessarie alle monarca. In Messico, dal 1986 al 2006, un quinto dell’area protetta per lo svernamento del lepidottero è stato alterato; in un solo anno la deforestazione illegale e l’attività di alcune aziende agricole hanno devastato 560 ettari di riserve. Il prelievo dell’acqua, con tubi di gomma, dalle aree umide del sottobosco costringe le farfalle a impiegare preziose energie per procurarsi, a distanze maggiori, il liquido elemento. Il WWF Mexico e la Monarch Butterfly Sanctuary Foundation sono le associazioni che più hanno sollecitato il governo messicano a rafforzare l’opera di conservazione dei siti di svernamento, a trasmettere nelle scuole la cultura naturalistica e a coinvolgere e sensibilizzare le comunità locali, diffondendo maggiori informazioni sul fenomeno della migrazione. E’ urgente ricostituire le abetaie distrutte, prevenire i rischi di inquinamento e degrado ambientale, e promuovere attività sostenibili. L’incremento del turismo ben controllato nei santuari delle monarca rappresenta una preziosa risorsa e può affermarsi come un’alternativa economica alla deforestazione.

Foto (Copyright 2010 Enzo Moretto)
1. Ingresso di El Rosario con murales della Monarca
2. Un abete ricoperto di farfalle
3. Gruppo di monarca su un ramo
4. Farfalla, al risveglio, su salvia
5. Sciame primaverile in partenza

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Posted on 11 Jan 2011 by elettra
 
 
 
 
 

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