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“LE BEATRICI” DI STEFANO BENNI IN SCENA A SPOLETO E A ROMA


- CINQUE ATTRICI DI TALENTO RECITERANNO I SEI MONOLOGHI -

di Enrico Stella


L’anno scorso mi trovavo ad assistere a un saggio di recitazione di tre monologhi dello spettacolo Le Beatrici, presentato dallo stesso autore, Stefano Benni, in occasione dell’uscita dell’omonimo libro. Entusiasta e incuriosito, sperai di vedere presto sul palcoscenico il lavoro teatrale completo. Non ho dovuto attendere molto perché “Le Beatrici” sarà rappresentato al Festival dei Due Mondi, a Spoleto, dal 30 giugno al 14 luglio, mentre andrà in scena a Roma, ai Giardini della Filarmonica, il 17 luglio. Si tratta di sei monologhi, tutti al femminile, affidati a cinque giovani attrici di talento: Valentina Chico (Attesa), Elisa Marinoni (La presidentessa), Alice Redini (La mocciosa), Gisella Szaniszlò (Beatrice), Valentina Virando (La suora indemoniata). Infine vedremo tutte e cinque le interpreti recitare Mademoiselle Lycanthrope, la donna lupo.
Stefano Benni, nato a Bologna nel 1947, ha alle spalle una feconda, poliedrica attività, come giornalista, scrittore e poeta. E’ autore di numerosi romanzi e racconti di successo, quasi tutti editi da Feltrinelli e tradotti in trenta paesi; la sua penna, spesso caustica, talora feroce e dissacrante, colpisce la nostra società corrotta e la classe politica fin dai tempi in cui fare questo tipo di satira non era molto facile.
Il concreto interesse di Benni per lo spettacolo è testimoniato dall’attività di soggettista, sceneggiatore e regista: nel 1989 diresse, assieme a Umberto Angelucci, il film Musica per vecchi animali, tratto da uno dei suoi romanzi più noti, Comici spaventati guerrieri, e interpretato da Paolo Rossi, Dario Fo, Viola Simoncioni, Eros Pagni.
Autore televisivo, scriveva le battute per il giovane Beppe Grillo, alle prime armi. E nel suo complesso curriculum figura anche l’organizzazione di spettacoli con musicisti jazz e classici, in cui egli stesso recitava. A lui e al suo mondo letterario è dedicata la “Bennologia”, un’enciclopedia on line, liberamente redatta dai suoi fans e lettori.

Le Beatrici, nato come spettacolo-laboratorio provato due anni fa al Teatro dell’Archivolto, a Genova, è diventato anche un libro con l’aggiunta di altri due monologhi, complessivamente otto, intercalati a poesie e ballate.
Il titolo si ispira alla Beatrice dantesca, uno degli irresistibili personaggi che vedremo a teatro, immaginata mentre legge i tarocchi e, conoscendo il futuro, dialoga con noi in modo divertente e ironico, con qualche stoccata diretta a un politico…innominato dei nostri giorni. Tutt’altro che angelicata, non sopporta la timidezza e le esitazioni del Sommo Poeta, ma, come tante ragazze famose di oggi, sogna il feeling con un calciatore…
Le donne descritte da Benni appaiono assai diverse l’una dall’altra, alcune dipinte in maniera paradossale, ma costituiscono insieme una metafora perfetta della nostra società e dei tempi tormentati e disumani in cui viviamo. I monologhi, come si legge nella scheda del libro, sono un continuum di irose contumelie, invettive, spasmi amorosi, bamboleggiamenti, sproloqui, pomposo sentenziare, ammiccanti confidenze, vaneggiamenti sessuali, sussurri sognanti, impettite deliberazioni. Uno spartito di voci, un’opera unica, fra teatro e racconto. Una folgorazione.


Anche gli episodi più tragici sono rappresentati con leggerezza e sarcasmo di sapore amaro, come nel caso della ragazzina che per un banale litigio, zac zac zac, uccide la madre con ottantasei coltellate, e le amichette, avvertite col cellulare, convergono a casa sua per essere riprese e intervistate dalla televisione.
Si ride ascoltando la “presidentessa”, una donna manager che, parlando al telefono, raccomanda una lista di attori improvvisati: “Allora segnati questi nomi…Vorrebbero fare i carabinieri in una fiction…Quale fiction? Non so, quante ce n’è sui carabinieri, dieci, venti? Ne basta una…Appuntati o marescialli? Ma che ne so…dai, sono amici del ministro che mi deve dare dei finanziamenti.” Nella lista c’è perfino un balbuziente: per lui “qualsiasi parte, basta che non ci sia da parlare”. Poi l’ imprenditrice affronta con freddo cinismo argomenti di drammatica attualità: le morti sul lavoro e gli esuberi degli operai; lei ne ha tremila a libro paga, sempre scontenti, acidi e pronti a protestare, ma per ridurre le maestranze ha ideato una ricetta assolutamente originale…
Uno dei personaggi più vivaci è Suor Filomena, la religiosa assatanata che si esprime in rima. E’ chiusa in convento, non per vocazione, ma costretta dal padre che non può mantenerla, e il suo corpo giovane avverte gli stimoli prepotenti del sesso.
L’unico monologo privo di spunti comici è “Attesa”. Qui Benni rende magistralmente le sensazioni che tutti abbiamo provato, almeno una volta nella vita. Una donna, seduta al buio, si rivolge al pubblico: “Che ore sono? Non voglio saperlo. Le ore in cui si aspetta non hanno la durata del tempo quotidiano. La loro misura non è quella di un pendolo che oscilla regolare, ma quella di un cuore che batte, a spasmi e inciampi. Il tempo dell’attesa ti circonda, ti avvolge interminabile. E’ come navigare in un mare di cui non si vede la fine”.
Ho chiesto un commento a Valentina Chico, mirabile interprete di questo pezzo: "L'attesa di Benni è una condanna e una redenzione. In essa l'anima si consuma e si purifica allo stesso tempo. E' un sentimento che può isolarci e sancire la nostra forza. Aspettare è vedersi aspettare. La fantasia immagina e modella il futuro prossimo di un ritorno e in questo senso è un momento di intensa creatività."
Dopo la rappresentazione romana ai Giardini della Filarmonica, le Beatrici andranno in vacanza, ma potremo rivederle ancora a Roma, alla Sala Umberto dal 16 al 22 ottobre, e poi al Teatro di Rifredi, a Firenze, dall’11 al 13 gennaio.

Le foto:
1. La squadra agguerrita delle interpreti
2. Stefano Benni, l’autore
3. Benni e le “Beatrici”
4. La copertina del libro



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Posted on 25 Jun 2012 by elettra
 
 
 
 
 

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