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AL TEATRO SPAZIO UNO: “CATTEDRALE”




- DAL CAPOLAVORO DI RAYMOND CARVER -

di Enrico Stella


Dal 9 al 19 aprile è in scena a Roma, al Teatro Spazio Uno, “Nella cattedrale”, libero adattamento di Riccardo de Torrebruna del bellissimo racconto “Cathedral” di Raymond Carver: un autentico omaggio al celebre scrittore, poeta e saggista, scomparso nel 1988, a soli 50 anni, quando era giunto all’apice del successo. A giudicare dalle numerose edizioni italiane delle opere di Carver, questo autore, unanimemente riconosciuto come un astro della letteratura americana del Novecento, è molto amato anche nel nostro Paese. Carver era nato a Yakima, nello stato di Washington, da un’umile famiglia, e la sua carriera artistica era stata faticosa, resa più difficile dal matrimonio a 19 anni e dalla nascita di due figli. Lavorando di notte e frequentando le lezioni di giorno, dopo un percorso di studi irregolare, era riuscito a laurearsi nel 1963 allo Humboldt State College, in California. Già nella prima raccolta di racconti la sua scrittura si rivelava rivoluzionaria e trattava, con uno stile limpido e potente, della gente comune, spesso disperata: vite quotidiane, fatte di dolore sottile e piccole illuminazioni, che egli stesso aveva ben conosciuto. Un tema frequente è quello della coppia all’interno di uno spazio domestico.
Cattedrale, pubblicato da Giulio Einaudi, come altre opere dello stesso autore, è una raccolta di dodici racconti di eccezionale intensità emotiva, ambientati in luoghi apparentemente banali, che prende il titolo dall’ultimo, il più noto e preferito dallo stesso Carver, e che potremo gustare in questi giorni nella trasposizione teatrale; da molti critici è considerato il suo capolavoro. Leggiamo sul Washington Post: “Dodici storie che traboccano dell’emozione, del pericolo, del mistero e delle possibilità della vita umana. Carver è uno scrittore di straordinaria onestà e compassione, il suo sguardo è così cristallino da spezzare il cuore”. E su Philadelphia Inquirer: “Uno dei più grandi scrittori di racconti dei nostri tempi. Anzi di tutti i tempi”.
Diamo la parola a Riccardo de Torrebruna che ha adattato il racconto alla rappresentazione scenica e ne è anche regista e interprete:
“Una coppia in crisi, un soggiorno nemmeno tanto elegante, una tv accesa e un ospite cieco invitato a cena. Nessuno immaginerebbe che cosa sta per accadere in questa serata. Senza preconfezionare risposte, l’adattamento teatrale di Cattedrale, uno dei più bei racconti di Raymond Carver, affronta in modo diretto il significato della parola vedere, offrendo un approccio immediato alla questione della diversità e alle convenzioni che l’accompagnano. Credo che i racconti di Carver in genere, e in questo caso Cattedrale, abbiano elementi e caratteristiche particolarmente funzionali a un adattamento teatrale. Innanzitutto i tre personaggi si muovono in un unico ambiente e questo rende la messa in scena unitaria, più in sintonia con la specifica tensione narrativa di Carver e con l’essenzialità del suo stile. In secondo luogo, i rapporti e i conflitti sotterranei tra i personaggi hanno una progressione ed uno scioglimento talmente imprevedibili che sembrano ideali per il linguaggio teatrale. In terzo luogo, il punto di vista del narratore, i suoi pregiudizi verso il cieco, la sua diffidenza , il suo imbarazzo e perfino la sua gelosia mi sembrano emblematici di quella chiusura istintiva che accomuna i normali di fronte ai diversi. L’eccezionale viaggio interiore in cui Robert, il cieco, conduce Wes ha in sé qualcosa di iniziatico e appartiene alla radice più intima del Teatro. Lo spettacolo si presta a letture diverse e lo ritengo particolarmente adatto alla formazione delle coscienze più giovani; pertanto gli studenti (dalle scuole superiori in poi) ne sarebbero i destinatari privilegiati”.
Il progetto di questo lavoro è maturato alcuni anni fa durante un seminario per attori che il regista conduceva a Pavia. La seconda moglie di Carver, la scrittrice Tess Gallagher, ha dimostrato un grande interesse per questa prima versione teatrale italiana del capolavoro del marito scomparso. Finora soltanto Robert Altman, nel film America oggi (1993), vincitore del Leone d’oro a Venezia, si era avvalso di alcuni suoi racconti.
Riccardo de Torrebruna, laurea in Filosofia, ha lavorato come attore in Italia e all’estero, anche con Marco Bellocchio (Diavolo in corpo), Liliana Cavani (Francesco), Giuseppe Piccioni (Il grande Blek). Ha diretto numerosi lavori teatrali e, da autore, ha vinto il Premio Enrico Maria Salerno per la drammaturgia nel 1996, e il Premio Oltreparola nel 2009. Il suo Zoo Paradiso, ispirato all’assedio di Sarajevo, è stato rappresentato all’Actors Studio di New York.
Gli altri due interpreti dello spettacolo che vedremo al Teatro Spazio Uno sono Emilio Dino Conti e Valentina Chico. Conti è attore versatile di lunga esperienza: il suo curriculum comprende numerose interpretazioni in film e in molti lavori televisivi e teatrali. Della filmografia ricordiamo Il grande illusionista, Oceano rosso, L’ultimo cacciatore, Con rabbia e con amore e The International. Per il teatro: Fedra, Medea, Riunione di famiglia, Lady in the dark, Orlando Furioso, Partita a scacchi… solo per citare qualche titolo.
Valentina Chico, che da quasi dieci anni seguiamo in questo sito, nel suo percorso artistico, è l’ideale interprete del personaggio femminile: la “moglie” (ex collaboratrice e affettuosa amica del cieco) che nel racconto originale non ha un nome. Valentina si è cimentata, giovanissima, con successo, anche nel cinema e in televisione. Ha studiato il Metodo Strasberg con Geraldine Barone dell’ Actors Studio e ha proseguito la sua carriera teatrale, diretta, tra gli altri, da Marco Maltauro, Peter Clough, José Sanchis Sinisterra, Pierpaolo Sepe, Angelo Savelli, Claudio Boccaccini… Sarebbe lungo l’elenco delle sue interpretazioni sul palcoscenico, davanti a un pubblico che la adora. Ora è reduce dal Teatro Rifredi di Firenze dove ha recitato per la decima volta nell’ Ultimo Harem di Savelli, insieme a Serra Yilmaz e Riccardo Naldini, in un’atmosfera suggestiva da Mille e una notte. I dieci anni di questo spettacolo, che ha sempre registrato il tutto esaurito, sono stati celebrati con la pubblicazione di un libro.
Il Teatro Spazio Uno, in Trastevere, è stato fondato nel 1969 da Manuela Morosini che lo ha anche diretto. Rappresenta un importante punto di riferimento della sperimentazione romana e in passato ha ospitato gli spettacoli di Carlo Cecchi, Memé Perlini, Remondi e Caporossi, Giuliano Vasilicò, Giovanni Lombardo Radice, Giorgio Marini, Joseph Fontana e tanti, tanti altri…

Foto:
1. “Nella cattedrale”: i tre interpreti
2. Valentina Chico
3. Raymond Carver


Informazioni: Teatro Spazio Uno, Vicolo dei Panieri, 3 – Roma, Tel. 06-45540551
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Posted on 07 Apr 2014 by elettra
 
 
 
 
 

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