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UN RARO VIDEO DEL 1977 SALVATO SU YOU TUBE



- LE DODICI FARFALLE SCHIUSE ALLA RAI DI TORINO -

di Enrico STELLA


All’inizio degli anni settanta il regista Fernando Armati (per gli amici “Nando”), uno dei maggiori pionieri di cinematografia scientifica, mi aveva proposto più volte di partecipare a una trasmissione televisiva, ma mi ero sempre tirato indietro. Con Nando avevamo girato alcuni documentari per la Rai e per il cinema; per motivi di studio e ricerca io avevo incrementato nel tempo libero la mia attività di allevatore di farfalle (una passione nata durante l’infanzia) e importavo molte specie esotiche: nelle mie teche schiudevano le falene più grandi del mondo, con apertura d’ali di oltre 20 centimetri, provenienti perfino dal Madagascar e dalle profonde vallate dell’Himalaya. Per un documentarista, come Armati, era una ghiotta occasione, così la mia casa si trasformava spesso in un set cinematografico.



Nel 1976 Nando propose alla Rai, per la TV dei Ragazzi, una serie di dodici puntate dal titolo Osserviamo la vita e il progetto cominciò a prendere corpo: la corretta metodologia didattica sarebbe stata garantita dalla presenza di due pedagogisti, Fiorenzo Alfieri e Lando Landi, anch’essi ideatori del programma e da tempo impegnati a rinnovare l’insegnamento scolastico. Il biologo Giusto Benedetti, allora vicedirettore dello Zoo di Torino, ne avrebbe assunto la consulenza scientifica, mentre le dimostrazioni dal vivo avrebbero coinvolto quattro ragazzi: Anna, Elèna, Gian Luca e Roberto. A me veniva assegnata la partecipazione a un’intera puntata, “La natura in casa”: nella mezz’ora di tempo, a mia disposizione, avrei dovuto fare schiudere, davanti ai ragazzi, almeno una farfalla. Teatro delle riprese sarebbe stato lo Studio 2 del Centro di produzione Rai di Torino, diretto da Ugo Zatterin. Anche se l’impresa era tutt’altro che facile, questa volta non potevo rifiutare.
Ci vollero tre mesi di preparazione: ogni domenica mi recavo sul litorale romano dove, nella macchia mediterranea, cresce il corbezzolo; su questo arbusto si sviluppa il bruco della farfalla Jasio, una delle più belle specie diurne italiane. Riuscii a raccogliere alcune diecine di uova, bruchi neonati e di varie età e ne iniziai l’allevamento. A Torino avrei dovuto portare crisalidi pronte alla schiusa, perciò era necessario uniformare l’età dei bruchi: acceleravo la crescita dei più piccoli, tenendoli in ambiente caldo, mentre rallentavo i più grandi con basse temperature. Quando quasi tutti i bruchi si trasformarono in crisalidi potei prevedere e comunicare ad Armati il giorno dello “sfarfallamento”.

Nello Studio 2 trovai un vasto ambiente con funzione di laboratorio biologico, dove per le mie crisalidi era pronto il Macrovidicon, una speciale telecamera per riprese ingrandite di piccoli soggetti. Purtroppo era il periodo di transizione dal bianco e nero al colore, e lo studio non era ancora attrezzato per questo importante salto in avanti.
La “nascita” di una farfalla davanti alle telecamere, nel giorno voluto e nell’ora fissata, costituiva un evento straordinario, senza precedenti. Per questo nella sala c’era un’atmosfera di suspense; anche il direttore Zatterin era venuto ad assistere alla preparazione e con lui avevo conversato a lungo. Il programma veniva registrato, ma in pratica dovevamo lavorare come se fosse in diretta; tra l’altro non si poteva superare il tempo stabilito perché era in atto un’agitazione del personale tecnico ed era già tanto se ci veniva concessa la necessaria mezz’ora. Accanto a me, affascinata dall’insolita esperienza, c’era Luigina Dagostino, la brava animatrice e attrice torinese del Teatro dell’Angolo, che guidava i quattro ragazzi, stimolandone l’interesse.



Durante la prima parte della puntata avevo spiegato, con l’ausilio di un filmato, come si ricercano i bruchi e come si allevano: ne tenevo alcune specie negli appositi contenitori e mostrai tutte le operazioni da fare, giorno, per giorno. Poi ci avvicinammo al bancone dove erano sistemate le crisalidi: somigliavano ad olive mature, dai riflessi violacei, cangianti, sospese a ramoscelli di corbezzolo, come in natura. Un segno appena percettibile, una lieve sfumatura cromatica mi dava la certezza che la prima farfalla stava per venire alla luce. I tecnici controllavano l’immagine sul monitor e, al mio via, quattro telecamere entrarono in azione, appena in tempo per registrare fin dall’inizio l’eccezionale sequenza, da me commentata. Mentre la Jasio schiudeva e sotto la luce dei riflettori compiva l’ultimo sforzo, gonfiando il corpicino e disimpegnando le piccole ali ancora umide, un brivido di commozione percorse la sala; anch’io provai un’emozione nuova nel sentire gli altri partecipi di un’esperienza da me vissuta centinaia di volte nell’intimità del mio laboratorio. Avevo appena terminato di commentare la prima schiusa quando la voce concitata di Primo Somà, l’assistente di studio, ci avvertì che una seconda crisalide si stava aprendo; i cameraman, tra i quali il giovane Ezio Torta, futuro autore e regista di programmi naturalistici, spostavano gli obiettivi alla ricerca affannosa di quest’altra “nascitura”. Nel giro di mezz’ora vennero fuori dodici farfalle! Poi l’avvincente sequenza del primo volo; non si poteva sperare di più!
Prima che la puntata andasse in onda fui invitato a scrivere un articolo per il Radiocorriere, mentre i più importanti quotidiani, da La Stampa di Torino a La Sicilia di Catania, dedicarono ampio spazio all’evento, pubblicando anche alcune foto realizzate durante le riprese: un successo al di sopra di ogni aspettativa.



Registrai la trasmissione con un VCR, il migliore apparecchio in commercio in quel periodo; devo precisare, però, che quei primi, ingombranti videoregistratori, erano assai imperfetti e si guastavano continuamente: il mio funzionò per qualche anno; poi si fermò ostinatamente, e la casa costruttrice, ormai dedicata al VHS, non aveva più i pezzi di ricambio. Le cassette registrate rimasero, inutilizzabili, nell’armadio.
Nei trenta anni successivi partecipai ad almeno 220 trasmissioni televisive, sempre con i miei insetti, ma la nostalgia di quella prima volta era struggente e desideravo rivederne e conservarne le immagini. Feci ricercare il programma mediante un computer della Rai, in collegamento con le videoteche: risultava che delle dodici puntate di Osserviamo la Vita era rimasta soltanto una foto! Armati ne chiese conto direttamente a Torino: gli fu risposto che molti nastri con registrazioni in bianco e nero, di cui non si prevedeva una successiva messa in onda, erano stati riutilizzati per nuove trasmissioni a colori…
Non mi rassegnai alla perdita di quel video: io custodivo ancora la mia cassetta e se fossi riuscito a “risuscitare” il vecchio videoregistratore, avrei potuto rivederla e forse diffonderne il contenuto. Il miracolo lo fece l’amico Adriano Magrini, l’ineguagliabile tecnico che mi aveva assistito per quasi mezzo secolo in tutti i problemi di antenne e apparecchi televisivi. Paziente e scrupoloso, Magrini portò via il VCR, un modello che non aveva mai riparato, e due settimane dopo me lo restituì, perfettamente in grado di funzionare come lettore. Per fortuna il nastro magnetico della videocassetta rimasta ferma per quasi 40 anni, a parte gli inevitabili segni di invecchiamento, non presentava alterazioni importanti. Farne la copia su VHS e successivamente su DVD fu un gioco da ragazzi. Così ora, da qualche giorno, la diffusione del suo messaggio educativo è affidata a You Tube e chiunque potrà goderne:
https://www.youtube.com/watch?v=HBXvDe9luEIn
Ho voluto dedicare il video alla memoria di Fernando Armati e della moglie Anita, sua preziosa collaboratrice. Nella parte introduttiva aggiunta ho inserito un brano musicale che ho sempre amato: Midnight, the stars and you, interpretato dal famoso cantante Al Bowlly con l’orchestra di Ray Noble. Il pezzo non ha nulla a che vedere con le farfalle, ma per me ha un valore simbolico, dato che risale al mio anno di nascita; se ne innamorò perfino Stanley Kubrick che lo utilizzò per la colonna sonora del suo Shining.

FOTO:

1. Schiusa della farfalla Jasio

2. La farfalla ha disteso le ali

3. Enrico Stella, Luigina Dagostino e i ragazzi

4. Il regista Fernando Armati

5. Luigina Dagostino con la neonata farfalla

6. Attacus edwardsi, falena gigante himalayana



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Posted on 06 May 2015 by elettra
 
 
 
 
 

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