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VISITA AD ALBA FUCENS, CITTA' DALLE MILLE SORPRESE



Alla scoperta dell’Abruzzo meno conosciuto con il maestro Ciro Cellurale

di Claudio Manari


Con la bella stagione, riprendono i viaggi alla scoperta dell’Italia meno conosciuta ed al di fuori dei maggiori circuiti turistici in compagnia del maestro Ciro Cellurale (nelle foto di questo servizio), artista ormai noto al pubblico ed ai lettori per la sua passione per la promozione dei luoghi d’arte e dei gioielli dell’archeologia Italiana.



Il maestro Ciro Cellurale, sempre attento alla diffusione della cultura, non soltanto con le sue opere artistiche che porta in mostra in tutta Italia ed all’estero, si è recato in Abruzzo alla città romana di Alba Fucens, un gioiello di archeologia italiana. Con tali visite il maestro diviene un attento osservatore delle manifestazioni artistiche dei secoli passati che egli ritiene siano di ispirazione per ogni vero artista.


Accolti dal gentilissimo e preparatissimo Romolo De Blasis, guida turistica e responsabile del centro informazioni, abbiamo modo di visitare la Chiesa di San Pietro e successivamente l’area archeologica. La storia della città che vale la pena ricordare, incomincia nel 304 a.C. quando Roma la fonda come colonia.




Ubicata ai piedi del Monte Velino nel territorio degli antichi Equi in posizione strategica al confine con il territorio dei Marsi. Il suo nome richiama il sorgere del sole, infatti da questo sito in cima ad una collina, ogni giorno si poteva ammirare un’alba piena e completa.

Le mura esterne, tuttora conservate, si sviluppavano per circa tre chilometri e sono costituite da massi poligonali. All’interno la città con strade, splendidi edifici e gallerie sotterranee. Gli unici edifici completamente scomparsi sono i due Templi, uno dedicato ad Apollo e l'altro a divinità ignote, che dominavano l'urbe da due colline distanti. Sul luogo del Tempio di Apollo oggi sorge la chiesa di San Pietro, che si è sostituita ad esso, ma del quale ha utilizzato moltissimi materiali lapidei e le stesse fondamenta.

Il Tempio era dedicato al Sole e al suo nascere. L’abitato, come già detto, si sviluppava su una collina appena a nord della via Tiburtina Valeria, arteria che probabilmente fu prolungata oltre Tibur (odierna Tivoli) in questo stesso periodo. Inizialmente fu popolata da 6.000 coloni che edificarono, negli anni immediatamente successivi al proprio stanziamento, una prima cinta muraria. Costoro dovettero difendersi dagli attacchi degli Equi, che non potendo tollerare la presenza di una cittadella fortificata latina sul proprio territorio, tentarono, senza successo, di espugnarla.

Durante la Seconda guerra punica Alba inizialmente rimase fedele a Roma e, nel 211 a.C., inviò un contingente di 2.000 uomini per soccorrerla da Annibale, ma in seguito, assieme ad altre undici colonie rifiutò di fornire ulteriori aiuti e fu duramente punita.

Si trasformò successivamente in un luogo dove confinare importanti prigionieri di stato, come Siface re di Numidia, Perseo re di Macedonia, Bituito, re degli Arverni. Grazie alla propria ubicazione, la città fu sempre considerata strategicamente importante, soprattutto durante le guerre civili. Per tale ragione fu attaccata dagli alleati durante la Guerra sociale, ma rimase fedele a Roma.

Nella lotta fra Silla e Mario, la città prese le parti di quest'ultimo. Al termine del conflitto, Silla, per punirla e nel contempo soddisfare le richieste di uno dei suoi luogotenenti, Metello Pio, distribuì ai veterani di quest'ultimo parte del territorio di Alba Fucens. Coinvolta nel conflitto fra Cesare e Pompeo, ospitò una guarnigione di sei coorti agli ordini di Lucio Domizio Enobarbo, del bando pompeiano, poi arresesi alle legioni del conquistatore delle Gallie .

La città, che sorge ad una altitudine compresa fra i 949 e i 990 m s.l.m. raggiunse il massimo della sua prosperità nel periodo imperiale, e ciò è testimoniato dalle numerose iscrizioni reperite durante gli scavi che iniziarono nel 1949 e si protrassero per circa trent’anni e che hanno portato alla luce circa 3 km di cinta muraria.

Nel centro dell'abitato era situato il Foro (142 m di lunghezza per 43,50 di larghezza), su cui si affacciavano i più rappresentativi edifici pubblici cittadini: la basilica, dove si trattavano gli affari e si amministrava la giustizia, edificata con ogni probabilità fra la fine del II secolo a.C. e i primi decenni del secolo successivo; il macellum o mercato, della stessa epoca e, contigue ad esso, le terme, costruite in età tardo-repubblicana, ma ampliate in epoca imperiale. Queste ultime erano decorate con preziosi mosaici raffiguranti scene e soggetti marini. Ad Alba Fucens era presente anche un anfiteatro, di forma ovale che misura 96 metri per 79, e numerose domus appartenenti al patriziato locale, fra cui una villa che, secondo un'ipotesi suggestiva, non supportata però da fonti certe, dovette essere di proprietà del Prefetto del Pretorio Quinto Nevio Sutorio Macrone, vissuto durante il regno dell'imperatore Tiberio.




Numerosi erano anche gli edifici religiosi sia nel centro urbano (Tempio di Iside, Sacrario di Ercole, ecc.) che sulla collina situata all'estremità occidentale dell'abitato. Quest'ultima era occupata da alcuni luoghi di culto, fra cui un tempio dedicato ad Apollo, che come ho già ricordato è stato trasformato in chiesa cristiana e ampiamente ristrutturato in età medievale, e che mostra antiche colonne ed alcuni mosaici di fine fattura cosmatesca. È l'unica chiesa monastica in Abruzzo in cui la navata centrale è separata da quelle laterali da antiche colonne. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1915, è stata oggetto negli anni cinquanta di uno dei migliori restauri mai effettuati precedentemente, attraverso un'anastilosi quasi completa, guidata da Raffaello Delogu.

Resti del ponte-sifone in località Arci e dell'acquedotto romano di Alba Fucens, costruito nel I secolo a.C. sono visibili lungo il percorso originario della struttura che collegava la colonia romana con la sorgente di Sant'Eugenia oltre il valico di Fonte Capo la Maina, sopra l'abitato della contemporanea frazione di Forme. Di epoca moderna è invece la collegiata di San Nicola ad Albe, costruita con ogni probabilità utilizzando materiali provenienti dal sito archeologico limitrofo.

L’attuale Albe fu costruita nel medioevo presso Alba Fucens, e fu feudo degli Orsini (XIV secolo) che vi costruirono un castello, che doveva dominare il Fucino assieme ai castelli di Avezzano, Celano ed Ortucchio.

Il maniero sopravvisse fino al terremoto del 1915 quando fu danneggiato e abbandonato insieme al paese. Con la riscoperta di Alba Fucens il borgo di Albe, ricostruito più in basso ai piedi della collina di San Nicola, è tornato a nuova vita con la realizzazione di una scuola e di una via di accesso ai ruderi di Albe Vecchia e del castello.

Il castello è a pianta rettangolare con quattro torri, di cui solo una è scampata alla furia del sisma. Grazie alla torre superstite è possibile accertare il rimaneggiamento cinquecentesco con le tipiche merlature.

Ciò che contribuisce ad accrescere l’interesse e la bellezza del sito di Alba Fucens è anche la su posizione panoramica che offre splendide vedute sulla Piana del Fucino e sulla maestosa mole del Monte Velino.

Un luogo di grande suggestione e che sa offrire al turista atmosfere d’altri tempi. Passeggiando per le vie di Alba Fucens si ha veramente la sensazione di rivivere la vita che si svolgeva durante le epoche passate.
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Posted on 14 Apr 2016 by elettra
 
 
 
 
 

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