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TELEVISIONE: SONO DI SCENA LE FARFALLE



LA “BUTTERFLY ARC” DI ENZO MORETTO


di Enrico STELLA


Ormai l’appuntamento con le farfalle in uno studio televisivo non è un fatto eccezionale. Credo di essere stato il primo, nel 1977, a portare dinanzi alle telecamere della Rai questi bellissimi insetti vivi, affascinando il pubblico con la loro schiusa dalla crisalide. Qualche anno dopo (1981) fui ospite di Pippo Baudo a Domenica in con dieci falene indiane in amore. Le cinque coppie erano libere, aggrappate ad alcuni ramoscelli di salice, e Baudo rimase stupito quando gli raccontai che l’atto sessuale di quella specie dura almeno 24 ore, ma difficilmente il maschio, ormai sfinito, riesce a conquistare un’altra femmina.



All’inizio del 1990 fui invitato dal grande, compianto giornalista e conduttore Mino Damato a partecipare al suo varietà culturale del sabato sera, Alla ricerca dell’Arca: avrei dovuto portare, in primavera, alcune centinaia di farfalle di specie diverse, da liberare in una serra, allestita in studio. Reperire una tale varietà di lepidotteri non era impresa facile e, prima di accettare, mi riservai di fare un sondaggio tra alcuni allevatori stranieri, soprattutto tedeschi, che mi assicurarono la fornitura di crisalidi e bozzoli di falene, tra le più grandi del mondo. Nel frattempo mi giunse una importante notizia: un giovane entomologo padovano, Enzo Moretto, aveva fondato a Montegrotto Terme la prima casa delle farfalle, italiana: Butterfly Arc. Gli telefonai e lui, generosamente, si dichiarò pronto a inviarmi le sue farfalle diurne, ma io chiesi e ottenni da Damato di invitarlo in studio, assieme a me. Enzo, tra l’altro, stava collaborando con l’associazione ambientalista Amici della Terra a un progetto per la protezione di aree urbane, a Roma, finalizzato alla conservazione dei lepidotteri; iniziative simili erano già operanti in Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo. Dopo una serie di riunioni e colloqui (Damato lavorava con assoluto rigore) la nostra partecipazione alla sua trasmissione fu fissata per il 21 aprile e fu un vero successo. La grande serra, munita di ruote, entrava in studio, dopo che io avevo introdotto l’argomento e illustrato alcune sequenze di documentari realizzati con il regista Fernando Armati. Farfalle e falene, dalle forme e dai colori più vari, originarie di ogni parte del mondo, volavano tra le loro piante e i fiori preferiti. Soltanto una gigantesca femmina di Falena Cobra (23 cm di apertura alare!), schiusa la notte precedente a casa mia e ancora poco incline al volo, era libera su una pianta in vaso. Quella sera c’era tra gli ospiti, all’inizio della travolgente carriera, un attentissimo Andrea Bocelli; dopo la trasmissione, a cena, mi descrisse le sensazioni provate durante l’esibizione delle farfalle.



Da allora è trascorso un quarto di secolo ed Enzo Moretto prosegue magistralmente la mia decennale opera di divulgazione entomologica a Geo, l’inossidabile programma pomeridiano di Rai 3. Enzo porta in studio esemplari straordinari, provenienti non solo da Butterfly Arc (la cui direzione è affidata alla moglie biologa Gabriella Tamino), ma anche da Esapolis, il Museo Vivente degli Insetti della Provincia di Padova, da lui fortemente voluto, fondato e diretto: una struttura d’avanguardia che fa onore al nostro paese.



Le farfalle viaggiano con lui, da Montegrotto a Roma, trattate con la massima delicatezza, e dopo l’intervento televisivo, tornano intatte “a casa”.
A partire dal 1990, ho visitato più volte Butterfly Arc, meta obbligatoria per i turisti che, durante tutta la bella stagione, affollano la località termale. Immaginate un incantevole giardino tropicale, all’interno di una colossale serra climatizzata, dove volano e si riproducono, come se fossero in assoluta libertà, centinaia di farfalle e falene esotiche. In questa struttura sono stati ricostruiti tre diversi ambienti: Amazzonico, Afro-tropicale e Indo-australiano; nell’ambito del proprio ambiente ogni insetto può scegliersi il microclima più gradito. Gli esemplari adulti vanno a pranzo su fiori veri e artificiali che elargiscono liquidi zuccherini e sali minerali. Le Caligo o “Farfalle Civetta” del continente americano e tante altre specie preferiscono succhiare gli umori di frutta matura, anche marcescente, soprattutto banane.



Le grandi farfalle notturne, come la Falena Cobra e la Cometa, che Enzo Moretto presenta spesso in televisione, allo stato adulto non si nutrono affatto perché hanno l’apparato boccale atrofizzato: dopo la metamorfosi vivono una settimana, appena il tempo di riprodursi. Ogni femmina gravida sa trovare infallibilmente la pianta nutrice su cui deporre le uova: per esempio i Papilionidi (splendidi lepidotteri diurni con ali posteriori munite quasi sempre di una codina) depongono su piante di agrumi che vengono sostituite periodicamente quando i bruchi le hanno quasi defogliate.



I visitatori possono assistere a tutte le fasi del ciclo vitale e i bambini, opportunamente guidati, scoprono le crisalidi nel momento magico della schiusa. Spesso si incontrano coppie intente ad assicurare la riproduzione; durante una mia visita ho assistito al corteggiamento e all’accoppiamento di due Cethosia, una graziosa specie asiatica. Se siamo fortunati, possiamo ammirare alcune tra le più belle e grandi diurne: le rare Ornithoptera (Australasia), il cui nome, derivante dal greco, significa “ali di uccello”.



L’acquisizione degli esemplari avviene nel pieno rispetto delle regolamentazioni per la tutela delle specie minacciate in natura.
Nella serra le farfalle non hanno predatori e parassiti, né sono soggette a fenomeni meteorologici avversi: pertanto sono più longeve. Può accadere che qualche individuo in volo urti contro un ramo o un altro ostacolo, come avviene anche negli ambienti naturali, e si spezzi un’ala, restando incapace di raggiungere le fonti di nutrimento. Ebbene, Moretto ha ideato un intervento che restituisce la capacità di volare alla farfalla, e ce lo illustra durante una memorabile puntata di Geo. L’infortunata è una Morpho sudamericana, dallo smagliante colore blu. Enzo conserva un certo numero di ali, ancora perfette, di esemplari morti di vecchiaia e, quando occorre, ritaglia con estrema precisione il pezzo necessario per attaccarlo con una colla acrilica all’ala mutilata, sotto le lenti del microscopio; poi ci fa assistere, non senza commozione, al decollo sicuro della Morpho, ormai salva. Talora si tratta di sostituire un pezzo di ala malformata che non può assolvere la propria funzione. Questa delicatissima operazione, da lui sperimentata per la prima volta nel 1991 su un raro esemplare malgascio, viene ora imitata in tutto il mondo.



Nella Butterfly Arc incontro anche animali vertebrati, come alcuni curiosi rettili e anfibi. Ci sono iguane che mi osservano dall’alto degli alberi e draghi barbuti, pacifici lucertoloni originari dell’Australia, che si sono riprodotti nell’Arca, ma il più ammirato è il Calippo, o Camaleonte velato dello Yemen: il maschio porta un vistoso elmo, assai più sviluppato che nella femmina. Tra gli anfibi si distingue per eleganza la raganella dagli occhi rossi, diffusa soprattutto in foreste tropicali dell’America Centrale. Gli uccelli più popolari della Casa delle Farfalle sono il variopinto Pappagallo arcobaleno delle Molucche e il Pappagallo cenerino africano Kika che sbalordisce il pubblico fischiando l’Inno di Mameli. Alcuni uccelli più piccoli, volando, distruggono le ragnatele che potrebbero intrappolare le farfalle; inoltre, a colpi di becco, liberano le piante da incomodi parassiti.
Tra le novità di quest’anno c’è la creazione di una piccola casa per le farfalle italiane con relativo giardino, che sarà anche oggetto di studio con l’università di Padova. Intanto, a marzo, è stata inaugurata una grande mostra a pannelli, collocata su un percorso esterno, dedicata ai colori in natura, visti soprattutto sulle ali delle farfalle.
Oltre alle attività educative, museali e documentaristiche, Enzo Moretto e la sua giovane, preparata équipe svolgono un intenso lavoro di ricerca scientifica. Sarebbe lungo enumerare le collaborazioni con dipartimenti universitari e le partecipazioni a meeting e congressi, anche internazionali, e a progetti di conservazione di specie rare di lepidotteri.
Tra questi progetti mi piace ricordare “Salviamo l’Aurora dell’Etna”, in collaborazione con gli Amici della Terra. L’Aurora (Anthocharis damone), che appartiene alla stessa famiglia delle cavolaie, fu scoperta nel 1824, in provincia di Catania, dall’entomologo francese Alexandre Louis Lefèbvre ed è estremamente localizzata. Negli anni cinquanta ho avuto la fortuna di incontrarne due esemplari dalla luminosa livrea gialla e arancione, nei pressi di Pedara, alle falde dell’Etna, a 600 metri di altitudine.

Nelle foto dall'alto:Due Morpho dalla colorazione blu scintillante; Enrico Stella, con Falena Cobra, e Mino Damato; Enzo Moretto con sei tranquille ospiti alate; Una scolaresca entra alla Butterfly Arc; Una splendida Morpho blu sudamericana; Falena Cobra: apertura d’ali 23 centimetri!; Lara Moretto con una Cometa appesa al bozzolo; Calippo: il camaleonte velato dello Yemen; Ornithoptera, o Farfalla dalle ali di uccello; L’elegantissima Raganella dagli occhi rossi .

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Posted on 15 Apr 2016 by elettra
 
 
 
 
 

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