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IN UN VIDEO AUGURALE L’INFANZIA DELLE FARFALLE




-UN MONDO POLICROMO DI CREATURE DA FANTASCIENZA -

di Enrico Stella

E’ ormai tradizione consolidata: anche quest’anno ho affidato i miei auguri a un video, Tutti a pranzo! (L’infanzia delle farfalle) pubblicato su You Tube. Così ho voluto celebrare il 75° anniversario del mio primo incontro con i bruchi, le creature che mi hanno accompagnato per tutta la vita, schiudendo le porte alla mia professione di ricercatore e condizionando ogni altra mia attività nell’ambito della divulgazione, della fotografia, del cinema scientifico, della televisione.



Per l’uomo della strada, soprattutto in passato, il bruco era soltanto un “verme” che suscitava ribrezzo, un ingordo divoratore di foglie, un nemico da eliminare con i più efficaci mezzi di distruzione. Che questo essere tanto perseguitato si identifichi con lo stadio giovanile dell’innocua, angelica farfalla, lo ignora spesso perfino l’agricoltore, ma è bene ricordare che l’adulto alato svolge l’utilissima funzione di pronubo, come le api: cioè trasporta il polline da un fiore all’altro, operando la fecondazione incrociata da cui dipende la produzione dei frutti.



E’ vero che le monoculture hanno favorito lo sviluppo e la concentrazione di specie dannose, ma molti bruchi distruggono esclusivamente erbe infestanti, come l’ortica, le euforbie dal latice irritante e velenoso, lo stramonio e altre solanacee ricche di pericolose sostanze, tossiche per gli animali vertebrati… Gli esempi di specie utili all’uomo sono tanti, ma voglio ricordare un caso davvero emblematico. Alle soglie dell’Ottocento furono introdotti in Australia alcuni cactus, appartenenti al genere Opuntia; nella nuova patria queste piante trovarono suolo e clima particolarmente favorevoli al loro sviluppo, tanto che nel 1920 avevano invaso un territorio di ben 24 milioni di ettari! Ogni sistema di lotta sperimentato risultava vano e la gigantesca infestazione tendeva ad estendersi ulteriormente; si pensò allora di importare dal Sud America alcuni parassiti dei cactus e, tra questi, una farfallina (Cactoblastis cactorum) i cui minuscoli bruchi scavano cunicoli nelle opunzie, aprendo la via a germi pericolosi per l’organismo vegetale.



Probabilmente neanche gli ideatori di questo tipo di lotta biologica si attendevano un risultato tanto clamoroso: nel 1940 l’85% delle piante grasse infestanti era scomparso, e sui terreni recuperati si poterono impiantare pascoli e colture agricole. La città australiana di Dalby (Queensland) eresse un monumento al piccolo bruco vittorioso.
Tutti conoscono l’utilità del baco da seta, l’unico bruco veramente “domestico”, ma esiste una schiera di altre falene, appartenenti alla famiglia dei Saturnidi, i cui bozzoli serici, anche se meno ricchi e raffinati, sono utilizzabili per ottenere tessuti buoni e resistenti all’usura.
Fin dall’antichità i bruchi sono stati impiegati dall’uomo anche a scopo alimentare e tuttora figurano nei menu degli indigeni di vari paesi. Nel Madagascar alcuni lepidotteri Sfingidi sono molto apprezzati come cibo, in ogni stadio di sviluppo: dalla larva all’adulto. Nei mercati di Tananarive si vendono, già cotti, bruchi e crisalidi di una farfalla che vive sulle mimose.
Gli aborigeni australiani raccolgono grandi quantità di bruchi di una nottua che, arrostiti sulla brace, hanno un gradevole sapore di noce. Non meno appetitosa sembra essere la frittura di bruchi e pupe (crisalidi) di alcune Esperidi messicane che si evolvono nelle piantagioni di agavi. Una tribù di indiani della California si riunisce ogni anno per dar la caccia alle grandi, succulente larve di Coloradia pandora, che si sviluppano sui pini; questi insetti vengono poi essiccati, come noi facciamo con funghi, fichi, prugne ecc. L’elenco di specie commestibili, importante fonte di proteine animali, è molto lungo, ma non è di questo che si occupa il mio video. Al contrario “Tutti a pranzo” è una rassegna di bellissimi bruchi, colti dalla telecamera sulle piante nutrici, mentre consumano il loro pasto. Quando, da bambino, cominciai ad allevare questi insetti, mi divertivo a guardarli mentre incidevano velocemente le foglie, con un caratteristico movimento semicircolare, per ingerirle; ne trattenevano il lembo con le sei zampette, impiegate come mani, cercando di non lasciarsi sfuggire neanche l’ultimo frammento. La loro voracità è straordinaria: possono consumare, ogni giorno, quantità di cibo pari almeno a due-quattro volte il proprio peso: infatti devono immagazzinare le riserve energetiche necessarie per compiere la metamorfosi. Certe falene adulte, poco longeve, non si nutrono affatto: perciò tali riserve devono bastare anche per la riproduzione.
Per non essere mangiate, molte piante hanno elaborato micidiali sostanze tossiche che agiscono soprattutto sugli animali vertebrati; invece i bruchi se ne nutrono impunemente: nel video ne troviamo alcuni esempi, come le Sfingi dell’euforbia e dell’oleandro, la Testa di morto, gli Eliconidi. L’euforbina è un veleno che provoca nell’uomo irritazioni e vesciche della pelle, gastroenteriti acute, diarrea e talora morte. Ancor più temibili sono per noi gli effetti provocati dai glucosidi cardiaci contenuti nell’oleandro. Tra le specie botaniche predilette dalla gigantesca larva della Sfinge Testa di morto figura lo stramonio: le foglie dal sapore amaro, nauseante e un po’ salato, contengono tre pericolosi alcaloidi: daturina, atropina e scopolamina: nell’uomo un’overdose causa la morte.
Anche se costituiscono un’eccezione, esistono bruchi cacciatori, non vegetariani: i più fantasiosi hanno eletto la propria dimora nelle foglie-trappola di piante carnivore e si impossessano dei piccoli insetti che vi cadono dentro.
Molti bruchi iniziano a nutrirsi, divorando il guscio del proprio uovo: il mio video presenta la suggestiva sequenza della “nascita” di una larva di Jasio (vistosa farfalla diurna che in Italia prospera soprattutto sul litorale tirrenico) e del suo primo pasto. Un’altra fonte di nutrimento è costituita dallo strato superficiale della cuticola (“esuvia”) abbandonata dopo ogni muta.
I bruchi sono insidiati da molti nemici naturali, come uccelli, lucertole, piccoli mammiferi, e anche altri insetti. Faremo conoscenza con un’elegante cimice assassina, sontuosamente vestita di rosso e nero, che osa insidiare un grosso, pacifico bruco di Macaone: se riuscisse a infiggere il “rostro” acuminato nella sua pelle, ne succhierebbe tutta la linfa vitale.
L’infanzia delle farfalle è caratterizzata da una serie più o meno numerosa di mute: tanto per intenderci, il bruco deve cambiare, di tempo in tempo, il proprio vestito, divenuto troppo stretto; il fenomeno è molto complesso e si realizza grazie all’intervento di vari ormoni. Tutti i bruchi sgusciano dall’uovo con un abito di tinta uniforme, piuttosto modesto; molte specie, attraverso le mute, acquisteranno colori e disegni sempre più appariscenti. Nel filmato potremo assistere alla muta della Pavonia minore che dal nero passa a un verde azzurrognolo con tubercoli spinosi gialli. In alcune famiglie di lepidotteri la livrea larvale è ricca di appendici ornamentali, come nelle Bramee che presentano corni più o meno lunghi e tortuosi, da creature da fantascienza. Non meno eccentrico è l’aspetto dell’Arpia vinata, protagonista privilegiata del video: in questo bruco l’ultima coppia di false zampe (che normalmente servono per aderire al supporto) è trasformata in una coda biforcuta: due astucci allungati, contenenti ciascuno un filamento scarlatto. Quando l’insetto viene molestato, soprattutto da certi mosconi parassiti, sguaina i due filamenti rossi e li agita come frustini contro l’intruso; inoltre gonfia il gozzo, anche questo color porpora, e spreme una ghiandola da cui schizza fuori qualche goccia di acido formico. Tutto il contorno del capo è rosso, con due macchie nere che sembrano occhi minacciosi. Invece i bruchi di Papilio estroflettono dalla zona occipitale un organo bifido dall’odore repellente (“osmeterium”).
Non di rado colorazione e ornamenti rendono i bruchi più vistosi delle stesse farfalle. E’ il caso delle Orgyia, presenti nel filmato: le larve, graziose e vivaci, sfoggiano lunghi pennacchi e ciuffetti di peli colorati; invece la femmina adulta è quasi immobile, priva di ali, e ha sacrificato ogni leggiadria alla funzione materna: il suo corpo è un goffo sacchetto peloso, grigiastro, pieno di uova. Quando, da ragazzo ancora inesperto, ne vidi sfarfallare una dal bozzolo, immaginai che si trattasse di un mostriciattolo, sviluppato male.
Come colonna sonora del video ho scelto Il Carnevale degli Animali (Vienna 1886), una delle opere più famose del compositore, pianista francese Camille Saint-Saëns: spesso la sua musica armonizza in modo sorprendente con le azioni e i movimenti dei bruchi. Il brano che più amo è “Il cigno” che figura anche, in due diverse esecuzioni, all’inizio e nel finale del mio filmato. Sulle sue note dolcissime e malinconiche il coreografo russo Michel Fokine creò per la grande Anna Pavlova il celebre balletto “La morte del cigno”, rappresentato per la prima volta nel 1905 al Teatro Mariinskij, a San Pietroburgo, e poi eseguito dalle maggiori ballerine del mondo, come la nostra Carla Fracci.
Il video è dedicato a tutti gli amici, e un augurio speciale è per Giulia, la mia preziosa fisioterapista che mi aiuta a rimanere ancora in piedi!

Enrico Stella: AUGURI 2017 – Tutti a pranzo! (L’infanzia delle farfalle). You Tube
https://www.youtube.com/watch?v=tFF4vCUxRlE&t=2806s

FOTO © Enrico Stella

Nelle foto dall'alto: Schiusa di “Comete” del Madagascar, allevate su eucalipto; Sobria, ma elegantissima, la livrea della Sfinge del ligustro; Le graziose Orgyia sfoggiano pennacchi e ciuffetti colorati; L’ “osmeterio” bifido della larva di un Papilio esotico; Il bruco di “Testa di morto” nella tipica posizione di Sfinge; Le spine gialle di questa Automeris scoraggiano i predatori.
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Posted on 12 Dec 2016 by elettra
 
 
 
 
 

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