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PIERFRANCESCO CAMPANELLA AMA MARCO FERRERI




- PRESENTATO IL FILM "I LOVE ... MARCO FERRERIi" DEL SORPRENDENTE REGISTA, CHE LO HA SCRITTO, DIRETTO E REALIZZATO IN OCCASIONE DEL VENTENNALE DELLA SCOMPARSA DEL GRANDE REGISTA MILANESE -

“Incazzarsi è un modo di divertirsi senza ridere!” (Marco Ferreri)

"I Love… Marco Ferreri" , presentato agli addetti ai lavori del cinema e alla stampa, sarà ricordato come un'opera di grande spessore, di elevata qualità, realizzata con amore e con grandissima cura da un esperto qual è Pierfrancesco Campanella, in grado di proporre sul grande schermo l'eros, l'horror, ed oggi anche la Cultura




Così Campanella racconta la sua ultima fatica: Da grande appassionato di cinema, quale molto immodestamente credo di essere, spesso mi viene chiesto quali siano i miei autori preferiti. Inutile dire che ce ne sarebbero molti: del resto, tra tanti grandi maestri, come si fa a stabilire se sia più grande Fellini o Visconti, Pasolini o De Sica, piuttosto che Antonioni o Bellocchio?
Ognuno di loro, ma ne potrei ricordare moltissimi altri, ha regalato una traccia indelebile nella storia della cinematografia mondiale. Seppure con stili, sensibilità e modi differenti di trasmettere emozioni e sensazioni, ciascuno ha rappresentato una personalità unica e irripetibile, lasciando in eredità immagini e storie meravigliose.
Stilare una classifica di merito o di gradimento sarebbe riduttivo e ingeneroso per questi autentici miti della celluloide.



C’è però un nome che, in qualche modo, più di altri, mi coinvolge emotivamente, ed è Marco Ferreri. La ragione è molto semplice: ho come la sensazione che sia stato ingiustamente dimenticato troppo in fretta. L’Italia si sa, in campo artistico, ha la memoria corta, soprattutto se si tratta di personaggi non “allineati” o non politicamente “corretti”.
Tutto ciò che è “diverso” risulta potenzialmente scomodo e quindi “pericoloso”.
Da queste premesse, è nata l’idea di scrivere un documentario sulla filmografia di Ferreri, senza tralasciare l’uomo Marco.




LE MOTIVAZIONI ARTISTICHE
di PIERFRANCESCO CAMPANELLA


Perché un documentario su Marco Ferreri oggi?
Che senso ha in un XXI secolo fatto di mondi virtuali, dominati da Internet, di film che non esistono, realizzati con la computer-graphic , e di apocalissi in diretta come l’11 settembre, la recessione mondiale o il problema dell’immigrazione?
Forse per ricordarci un’epoca vicina nel tempo ma antidiluviana nella memoria, in cui esisteva un cinema italiano corrosivo e “contro”.
E basterebbe questo a giustificare un documentario che, lungi dalla presunzione di spiegare Ferreri agli addetti ai lavori, mira a farlo (ri)scoprire al pubblico più in generale.
Diversamente da Fellini, Ferreri non è mai diventato un aggettivo: avete spesso udito il termine “felliniano”; ma quante volte avete sentito dire “ferreriano”? Mai!
Perché a Ferreri mancò sempre (e non per caso) quella capacità di farsi universale perdendo un po’ di sé. Si fece internazionale, questo sì, ma la sua vena caustica era troppo personale per poter diventare un aggettivo capace di etichettare una visione cinematografica permanente.
Lui stesso si evolveva e, talvolta, si contraddiceva, dunque il suo stile non poteva essere fissato per sempre in un aggettivo.
E non che all’interno della sua abbondante (per un autore così) filmografia, siano mancati i successi commerciali: per dirne uno, “La Grande Abbuffata” fu campione d’incasso anche fuori dai confini nazionali.
In lui l’integrità dell’intellettuale e la visionarietà del creativo non significavano ermetismo sterile, di quello che fa scappare il pubblico invece di indurlo a pagare il biglietto.
“Un bravo regista non dice mai: Ecco, questa la mia opera, è il pubblico che deve capirla!”, disse una volta Ferreri.
Marco non era un autore che si lambiccava in tormenti, ma uno che si divertiva un mondo a girare film, anche quando le aspettative erano deluse (e quando erano invece accolte, si preoccupava persino!).
Ma invecchiando ammetteva ridacchiando, davanti ai giornalisti sussiegosi del suo status, che voleva solo che il suo ultimo film facesse tanti quattrini, sminuendo con ironia la sacralità del genio ma allo stesso tempo facendoci riflettere che se un messaggio arriva alla porzione più ampia possibile di spettatori paganti, più probabilità di attecchire avrà la riflessione che il cineasta propone.
In verità se egli è stato abbastanza dimenticato, come un reperto rispettato ma accantonato in una teca, è dipeso dal mutamento di un’Italia dove a mio avviso la degenerazione culturale è la sola costante.
Ecco dunque che il mio documentario si prefigge di mostrare allo spettatore schegge di qualcosa che non ha mai vissuto o che è rimasto sepolto sotto tonnellate di pubblicità, programmi-spazzatura, libri che sono per lo più alberi morti, telefonini che ci trasformano in zombie.
Il “grotesque”, il “divertissement”, nel Ferreri migliore, non mancavano mai.
Pertanto anch’io ho cercato di concepire questo documentario non come una ricostruzione pura e semplice, ma come una sorta di giallo visionario di quelli che forse avrebbe amato lui; un thrilling dell’anima dove la prima vittima è proprio lui: CHI HA UCCISO MARCO FERRERI?
Un delitto metaforico, giacché un film-maker così sovversivo difficilmente avrebbe potuto continuare ad esistere nell’Italia di oggi; in un certo senso, superata l’umana pietas, Ferreri è coerentemente deceduto quando il suo humus stava già estinguendosi di suo, piuttosto che piegarsi a pellicole brutte (o finire a fare l’ospite che campa di talk-show o l’artista in declino che si arroga il diritto di lavorare “contro” il pubblico, per un malinteso senso dell’impegno “culturale”).
In poche parole: rivedere oggi le sue pellicole è ancora un’esperienza disturbante, divertente, irritante e fuori dagli schemi.
Se questo documentario indurrà lo spettatore a ritrovarsi, indignarsi, ridersi addosso e compiangersi anche davanti ad uno solo di questi film, nel mio piccolo, ne sarò felice.
Per questo il mio I LOVE… MARCO FERRERI è anche WE LOVE MARCO FERRERI: si tratta solo di ricordarsene.
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Posted on 26 Nov 2017 by elettra
 
 
 
 
 

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