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LA “RABBIA FURIOSA” DEL “CANARO DELLA MAGLIANA”





Presentati alla stampa in questi giorni a Roma il film di Sergio Stivaletti e il libro di Antonio Del Greco & Massimo Lugli, entrambi ispirati al celebre “fattaccio” di cronaca

di Pierfrancesco Campanella


Quella del “Canaro” è una vicenda realmente accaduta nel popolare quartiere della Magliana a Roma verso la fine degli anni ottanta. L’apparentemente innocuo titolare di un negozio di toilette per cani vive di espedienti oltre la legalità ed è continuamente umiliato e vessato da un “amico” ex pugile, con il quale ha uno strano rapporto di dipendenza psicologica, che sfocia spesso nella violenza e nella sopraffazione più estrema. Esasperato dalle angherie che è costretto a subire in modo sempre più feroce, la “vittima” si trasforma in carnefice, attirando l’altro in una trappola mortale. Con un espediente lo rinchiude in una gabbia per cani e lo tortura sadicamente per ore fino a provocarne la morte.



Quando viene arrestato, l’assassino confessa ad Antonio Del Greco, il funzionario di Polizia che lo ha fatto arrestare, una serie di dettagli macabri sulle mutilazioni fisiche inflitte all’ex pugile, che sconvolgono l’immaginario collettivo, e di cui si ha memoria ancora oggi, a distanza di tanti anni. Questo caso di cronaca nera è tornato ai giorni nostri di prepotente attualità. A trarne spunto ci sono ben due film e un libro. Non si è ancora spento l’eco del grande successo di critica al recente Festival di Cannes, confermato dagli ottimi incassi al botteghino, di “Dogman” del bravo Matteo Garrone, che è già in rampa di lancio “Rabbia furiosa” diretto dal “mago degli effetti speciali” Sergio Stivaletti, nelle sale cinematografiche italiane a partire da giovedì 7 giugno. E’ un po’ una lotta impari: quella di Garrone è una grossa produzione con un budget piuttosto alto, mentre l’opera di Stivaletti è una operazione da “cinema indipendente”.



Ma non per questo “Rabbia furiosa” vale meno di “Dogman” per partito preso, anzi, viste le premesse, a molti può persino piacere di più. Il valore di un film non sempre è dato dalla ricchezza dei mezzi a disposizione. C’è da dire che il film di Stivaletti ha dalla sua una certa forza dovuta ad immagini, anche crude, ma di sicuro impatto spettacolare, una sua “genuinità” che lo rende “genialmente” naif. Si tratta in definitiva di due lavori ugualmente validi e coraggiosi che non si fanno concorrenza, ma che, al contrario, sono tra di loro complementari. E se Marcello Fonte, il protagonista di “Dogman”, ha ricevuto a Cannes il premio come miglior attore, anche gli interpreti di “Rabbia furiosa” sono uno più bravo dell’altro: Riccardo De Filippis, Virgilio Olivari, Gianni Franco, Romina Mondello sono estremamente credibili nei rispettivi ruoli. Da segnalare infine l’ottimo riscontro di vendite che sta riscuotendo in questo periodo, sullo stesso argomento ma in chiave di romanzo, il libro “Il canaro della Magliana”, edito da Newton Compton Editori, scritto dal noto giornalista di nera Massimo Lugli e da Antonio Del Greco, proprio l’investigatore che a suo tempo si occupò dell’inchiesta giudiziaria. Un’opera letteraria ben scritta, avvincente e ricca di colpi di scena, che non si sovrappone ai due film, ma ne incoraggia la visione. Insomma un ottimo caso di involontaria sinergia, a dimostrazione che quando c’è la “sostanza” c’è posto per tutti!
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Posted on 06 Jun 2018 by elettra
 
 
 
 
 

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