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CUCCIOLI GIGANTI ALLO ZOO DI ROMA



-IN UN VIDEO AUGURALE LA COMMOVENTE STORIA DI ROMINA-

 di Enrico Stella


La mia generazione è cresciuta guardando al cinema le deliziose immagini dei cartoni animati di Walt Disney. Gli abilissimi disegnatori di quei tempi sapevano rappresentare con ineguagliabile efficacia cuccioli di animali d’ogni specie: cerbiatti (Bambi), coniglietti, scoiattoli, elefantini volanti, come l’indimenticabile Dumbo, ma anche adorabili cagnolini, come i quattro figli di Lilli e il Vagabondo… E il bosco della fiaba di Biancaneve era popolato da piccoli animali dagli occhi grandi e dolcissimi. Tutti questi personaggi, che sono entrati a far parte della storia del cinema, continuano a ispirare profonda tenerezza anche nei bambini di oggi e negli adulti.



Ero appena quattordicenne (agosto 1948) quando ebbi la fortuna di incontrare al Giardino Zoologico della Capitale un cucciolo gigante in carne e ossa: “Roma”, la prima elefantina nata in uno zoo, sopravvissuta alla difficile prova dell’allattamento artificiale. Roma, con le sue grandi orecchie a sventola e una proboscidina in frenetica attività, sembrava davvero uscita da un film d’animazione della Disney, ed io ne rimasi assolutamente incantato. Vincendo la timidezza, mi presentai al direttore dello Zoo, Lamberto Crudi, che prese sul serio la mia passione per gli animali e mi regalò le prime fotografie del piccolo pachiderma e, più tardi, la relazione scientifica sull’evento, presentata al Congresso Internazionale dei Direttori dei Giardini Zoologici, a Copenaghen.
Due anni dopo (settembre 1950) nacque un altro elefantino, “Remo”: un cucciolone di 125 Kg. Da allora cominciai a frequentare assiduamente la città degli animali di Villa Borghese, seguendo soprattutto i neonati più “importanti” e il loro sviluppo. Avendo stretto rapporti di vera e solida amicizia col nuovo direttore, prof. Ermanno Bronzini, mia preziosa, indimenticabile guida, e con i suoi collaboratori, ho potuto fotografare facilmente tanti nuovi nati, prima che fossero esposti al pubblico, e ho provato l’emozione di tenerli in braccio e di nutrirli col biberon, quando le loro mamme non erano in grado di allattarli.
A partire dal 2012 ho sempre affidato gli auguri di Capodanno a un video (generalmente di soggetto naturalistico) pubblicato su YouTube; per il 2019 ho scelto, come argomento, i cuccioli dello Zoo di Roma, una ricca documentazione che contribuisce alla storia di alcune nascite “eccellenti” registrate nella seconda metà del Novecento. Elefanti, rinoceronti, tapiri, cammelli, giraffe, leoni, leopardi, puma, scimpanzé, oranghi, gorilla sono i protagonisti di questa rassegna. In natura quasi tutti sono in pericolo, sia perché i territori di origine vengono distrutti, sia per la caccia spietata operata dai bracconieri. I leoni, per esempio, sono scomparsi dal 90% dei loro ambienti naturali, malgrado il notevole potenziale riproduttivo: quando la femmina è in calore, la coppia può avere fino a quaranta rapporti sessuali al giorno, tutti di brevissima durata, appena tre - sei secondi.



Le cinque specie di rinoceronti massacrati per il commercio del corno (le cui pretese virtù terapeutiche sono inesistenti) rischiano di scomparire entro qualche decennio. A questo proposito Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia, afferma: “Nessuno potrà restituirci l’unicità di questi animali, che come tasselli di un enorme mosaico compongono l’incredibile varietà della vita sulla terra. Rinoceronti, elefanti, tigri e altre specie meno conosciute sono vittime innocenti dei crimini di natura”. 
Prima della conversione in Bioparco, lo Zoo di Roma rischiò di essere chiuso; infatti sull’esistenza dei giardini zoologici si combatte da decenni, una vera guerra di opinioni: da una parte i conservatori, dall’altra gli abolizionisti.
In passato lo zoo era concepito come collezione di animali, per lo più esotici, da esibire a un pubblico curioso di vedere una grande varietà di specie, anche in aree ristrette. Gli esemplari, sottratti al loro ambiente, subivano il trauma della cattura e di un lungo viaggio, chiusi in angusti contenitori. I sopravvissuti allo shock, giunti a destinazione, erano spesso ospitati in gabbie munite di sbarre o reti metalliche e inadeguate alle esigenze di spazio.
Oggi struttura e ruolo dei giardini zoologici sono radicalmente cambiati: dove ciò è attuabile, vengono ricreati ambienti simili a quelli naturali, privi di recinzioni, ma separati dal pubblico mediante fossati o laghetti. La cattura dev’essere assolutamente evitata, ma, grazie alle evolute tecniche di allevamento, gli animali sono riprodotti in cattività e scambiati tra gli zoo, secondo selezioni rigorosissime. Per mantenere la necessaria variabilità genetica, sono esclusi gli accoppiamenti tra consanguinei.



Molti zoo partecipano anche a progetti di conservazione degli animali nei paesi di origine.
Convinto sostenitore dell’utilità dei giardini zoologici, purché gestiti da persone competenti e sensibili, è Spartaco Gippoliti, uno dei nostri maggiori esperti in questa materia, specialista in Primatologia (la scienza che studia le Scimmie), Socio Onorario della Società Italiana per la Storia della Fauna "Giuseppe Altobello", e autore di circa duecento pubblicazioni scientifiche e del volume “La giungla di Villa Borghese” (2010). Proprio in questi giorni è uscito un altro suo affascinante libro: “L’ultimo bambino dello Zoo. Le mie esperienze tra gli animali del Giardino Zoologico di Roma”. 
“Gli zoo - scrive Gippoliti – posseggono grandi potenzialità per la formazione culturale di future generazioni che altrimenti sarebbero deprivate da un contatto regolare con gli animali selvatici e sempre più dipenderebbero dai media. Oggi la sindrome da deficit di natura viene considerata da molti alla radice di tantissime problematiche – psicologiche e fisiche – che affliggono in particolare bambini e ragazzi delle società opulente. Ben vengano quindi i giardini zoologici, soprattutto nelle vicinanze dei grandi agglomerati urbani, come essenziale servizio per la cittadinanza e i giovani in particolare.”
Tra gli animali ospiti degli zoo e gli uomini che si prendono cura di loro possono stabilirsi rapporti di profondo affetto. La storia commovente di “Romina”, raccontata nel mio video, ne è un esempio. Il 14 aprile 1980 il Giardino Zoologico di Roma fu allietato da un evento straordinario: la nascita di una baby gorilla, figlia di Bongo e Cica, una coppia cresciuta nello stesso zoo, allevata da Romano Zandri, giovane guardiano particolarmente sensibile e scrupoloso. Cica si comportò da mamma esemplare, ma dopo tre mesi la secrezione lattea si rivelò insufficiente a nutrire la piccola, tanto da rendersi necessario l’allattamento artificiale. Per assicurare a “Romina” un numero regolare di poppate anche nelle ore notturne, Zandri, ogni sera, portava con sé, a casa, la neonata e la trattava con l’amore di un vero papà. In quel periodo andavo spesso allo Zoo, a trovare Romina, e anch’io mi cimentavo a darle il biberon, tanto che tra me e la cucciola si stabilì presto un rapporto di assoluta fiducia e amicizia. Negli anni successivi non mi presentavo mai senza portarle una confezione di biscotti per l’infanzia. Anche quando, all’età di dieci anni, con le sue mani enormi avrebbe potuto schiacciarmi, mi abbracciava con delicatezza, consapevole della propria forza.
Nel novembre 2001 Romina, iscritta nei registri internazionali come possibile riproduttrice, fu trasferita allo Zoo di Bristol dove innanzitutto subì un intervento agli occhi per una cataratta giovanile. Riacquistata completamente la vista, si integrò subito nel gruppo dei propri simili, tanto da cedere alle attenzioni del maschio Jock, prescelto per la riproduzione. Dopo otto mesi e mezzo di gravidanza, il 17 maggio 2005 diede alla luce la piccola Namoki, da lei allevata amorevolmente. A sua volta Namoki, raggiunta la maturità sessuale, fu inviata in Irlanda, allo Zoo di Belfast dove partorì la figlia Olivia: Romina era diventata nonna! 
Il 12 febbraio 2016, Kera, un’altra femmina del gruppo, non riusciva a partorire e presentava i segni preoccupanti dell’ipertensione gravidica. Veterinari e medici decisero di praticare (per la prima volta in un gorilla!) il taglio cesareo: venne così alla luce Afia. Nutrita col biberon, la gorilletta non poteva godere del contatto con Kera, ancora convalescente. I curatori del reparto pensarono di affidarla a Romina, la femmina più protettiva ed esperta, che accettò subito con scrupolosa dedizione il compito di mamma adottiva: una storia vera, bellissima, da raccontare ai nostri bambini come una fiaba di Walt Disney. Ma il finale è triste e inatteso: dopo aver festeggiato il secondo compleanno di Afia, Romina ha cominciato a star male, molto male. Una TAC rivelava la presenza di un tumore addominale invasivo e inoperabile. I responsabili dello Zoo di Bristol volevano molto bene alla gorilla italiana e, con una decisione unanime e dolorosa, non hanno permesso che continuasse a soffrire. La notizia è arrivata come una stilettata mentre stavo chiudendo il mio video.

Enrico Stella: Auguri 2019 – CUCCIOLI ALLO ZOO DI ROMA

https://www.youtube.com/watch?v=Kf0DMcMTl0A&t=296s
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Posted on 27 Dec 2018 by elettra
 
 
 
 
 

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